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LA RUBRICA DI SAM 

Se penso alla mia passione, a quello che la vita ha fatto diventare anche il mio lavoro, mi piace pensare a me stesso come ad un “romantico” degli sport da ring, perché quello che mi ha avvicinato a queste discipline non è stata soltanto la competizione vera e propria , il duello di due uomini fra le corde, ma le storie “dietro” ai protagonisti. 
Del calcio non mi è mai importato nulla, sentire parlare di cross, formazioni e torti arbitrali, m’annoiava…
Io amavo scoprire le vicende dietro le gesta di questi grandi combattenti, che con sacrificio spesso si “prendevano”, una volta per tutte, quello che la vita gli aveva negato.
Certo, gran parte di questi racconti di vita non sono a lieto fine, molto spesso chi nasce “maledetto” sembra condannato a tornare ad esserlo….
Voglio condividere in questo spazio le vicende di alcuni protagonisti del ring, che affianco alla carriera sportiva vivevano esistenze spericolate,selvaggie, estreme che vale la pena raccontare.

Una delle storie più singolari, e suo modo una delle più affascinanti, è quella di Lee Murray. 
 Soprannominato “Lightning Lee” (Lee il fulmine) per la sua appunto “fulminea” bravura nel mettere gli avversari ko, Murray è stato un grande atleta, capace di spaventare i più importanti combattenti in tutto il mondo. 
Prima di essere un fighter, però, era un gangster e il suo stile di vita gli ha negato la possibilità di consacrarsi come un grande campione.
Nato da padre marocchino e da madre inglese, Lee Brahim Lamrani Murray cresce molto in fretta, un po’ come tutti i ragazzi dei Barnfield Project. In quel quartiere di casermoni di case popolari, in cui sopravvivere non è semplice per nessuno, la sua natura da leader emerge in breve tempo : molti lo rispettano, tutti lo temono…già da giovanissimo è a capo della gang “Buttmarsh Boys”.
Sono gli anni Novanta, periferia di Londra : il gruppo inizialmente si dedica a colpi di piccolo cabotaggio, come rubare le autoradio, per poi espandere le proprie attività criminali in breve tempo, grazie anche alla reputazione che si erano costruiti : per mantenere il controllo sui territori e essere sicuri che i loro clienti pagassero i Buttmarsh facevano ricorso a una violenza sfrenata. 
Lee e i suoi crebbero fino a riuscire a crearsi una connessione con la famigerata mafia nigeriana, che e aveva la sua base nella stazione ferroviaria di Plumstead, nel sud londinese.
In realtà Lee non era interessato a collaborare con i Nigeriani né con nessun altro : il suo scopo era unicamente la crescita del suo gruppo criminale, e Lee e i Buttmarsh Boys riuscirono a fare fuori la gang africana in breve tempo e acquisire così il controllo dei traffici di droga dei nigeriani.
Lee entra nel traffico di droga, e la sua carriera sportiva non è nemmeno iniziata. ( diventerà un professionista nel 1999, a 22 anni )

Ci sono tante storie su Lee Murray, come quando venne accoltellato diverse volte in una rissa al famoso Funky Buddha Club e riuscì a miracolosamente a salvarsi, o il “knock out” ai danni di Tito Ortiz fuori dal Royal Albert hall, ma sicuramente la piu’ interessante è quella che lo vede protagonista, come ideatore e esecutore materiale, della più grande rapina della storia.
La più-grande-rapina-della-storia ?
Forse penserete che esagero, o che romanzo, ma invece è la pura verità : assieme a una banda di folli Lee riuscì a rubare qualcosa come 53 milioni di sterline ( parliamo di qualcosa come 70 milioni di euro con il cambio odierno).
E attenzione, non si parla di anni remoti : la rapina è avvenuta nel 2006 a Tonbridge, nel Kent, in Inghilterra.
Chissà, magari un giorno faranno un film su questo “ colpo gobbo” e sulla pazza vita di Lee Murray.
Io intanto, se vi interessa, continuerò a raccontarvi la sua storia e quelle di altri matti protagonisti del ring su queste pagine la prossima settimana….

Samuele Sanna 

 

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